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FRANCAMENTE 'STI AMERI CANI HANNO SFRAVECATO LA MINCHIA
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5 days ago

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ComplessitàUna delle parole che più mi disturbano ultimamente è – Complessità –Nelle argomentazioni di molti “opinionisti”, esperti di geo politica, di storia e in definitiva di guerra, la parola complessità compare ad ogni tornante analitico. Come un inceppo del meccanismo logico, della ricostruzione sintattica. Ad un certo punto tutto diventa complesso.Eppure dopo 8+5 anni di guerra Nato/Russia in Ucraina, dopo un genocidio conclamato a Gaza e in Palestina, dopo un criminale assalto al Venezuela, dopo la decapitazione di leader e bambine in Iran, dopo la ennesima mattanza di popolazione civile in Libano … qualche idea un po’ più chiara dovremmo essercela fatta.Ad esempio che gli Ameri Cani sono il male assoluto del nostro tempo. Senza ombra di dubbio. Entità imperialista e suprematista, genocida e predatoria, ottusa e biofobica. E Israele è il suo degno compagno di merende. Le Bestie di Epstein all’opera.Dovrebbe essere chiaro a tutti che gli Europei, e l’Italia in modo particolare, sono solo vassalli, servetti, colonie e zerbini dell’impero a stelle e strisce.Così come dovrebbe essere “pacifico” (scusate il termine un po’ forte) che il potere Atlantico sia per sua natura occulto, e i suoi ‘cartonati presidenziali’ solo figurine mediatiche buone ad intrattenere il pubblico tra un break pubblicitario e l’altro. Dopo la demenza del Bidet e la dissociazione mentale dello ‘Squilibrato Smorfioso col Ciuffo’ è evidente che chiunque possa stare in quel posto; anzi sembra che il disagio psichico aiuti. E non conta nulla ma proprio nulla se al microfono ci sia un Obama, un/una Clinton, un Bidet o un Nixon, un Bush Bush o un Trump. Con buona pace di tutti quei sinceri democratici che si sbattono contro il ‘Buco col ciuffo sopra’ ma contemporaneamente vomitano la loro russofobia ancestrale su Putin e il popolo russo. Loro pensano che il problema sia Trump, eliminato il quale tutto torna a posto. Ma il vero problema è il regno, non il re.… e in definitiva il problema sono loro, i visi pallidi, con tutta la propria superflua invadente inutile esistenza!Yankee go Home – Yankee Statt’ a’ Casa L'uccidente malato by BISCA (Tu ti accanisci su corpi a te lontani, su corpi che neanche vedi) See MoreSee Less
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6 days ago

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Star da Star male !A proposito di starlette che sparano cazzate abominevoli, il problema non sono loro (in fondo sono pagati per dire quello che dicono) ma i tanti coglioni che li seguono e li osannano comunque e dovunque. Una massa ottusa trasformata in "Folla Folle""una folla folle di senso vuoto avanza e sembra quasi marciare – by BISCA See MoreSee Less
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6 days ago

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BISCA suona 2026Il Lago Artificiale – compie un anno!Un anno fa “usciva” il nostro disco “Il Lago Artificiale”.Annunciato da ben due singoli: ‘Scemi di Guerra’ e ‘Io sono palestinese’. Tutti rigorosamente censurati dagli algoritmi dedicati alla selezione meccanica del lecito e dell’illecito nel sistema delle ‘Forme Piatte’ della diffusione musicale. I braghettoni digitali – del terzo millennio.Alla uscita la nostra scelta fu quella di rinunciare alla distribuzione sui ‘luoghi’ usuali come Spotify e compagnia gracchiante per evidente incompatibilità sia economica che politica (il capo di Sspotify finanzia start up per la produzione di armi). Il tutto in un momento in cui uscivano fuori le ammissioni del proprietario di Fb – ZuKa Zucchemberghe – sulle censure imposte, sotto pressione CIA del periodo Biden, ai suoi aSocial media. Alla faccia della presunta e “decantata” libertà del web.Il sistema in genere cerca di gestire e orientare la “curiosità” in rete con un collaudato mix di profilazione degli utenti e proposizione delle produzioni “sponsorizzate” dall’azienda.Naturalmente la sterminata platea degli artisti, eccetto rare e sospette eccezioni, non vede una lira da questo meccanismo infernale, che funziona su numeri mastodontici e su contabilità oscure e fuori controllo. E, cosa non secondaria, sul repertorio storico; l’unico che sembra promettere al pubblico una intensità mitica e degna di nota. Queste società funzionano come case discografiche virtuali che pur non investendo un euro sulla produzione possono contare su un repertorio sconfinato e poco o niente tutelato.Naturalmente tutto marcato U.S.A.Quello che gestiscono non è il consumo di “massa” (che avrebbe bisogno di tempi e identità certe) ma quello del flusso orientato, dello sciame tendenzialmente infinito, omnipervasivo e indifferenziato. Gestiscono il traffico. Non è tanto l’estetica dell’hit pop del momento o del tormentone a farla da padrone, quanto l’inspiegabile gigantismo che si autoalimenta di numeri cosmici digitali e imperscrutabili, possibili per il controllo assoluto degli algoritmi proprietari su ogni tendenza o suono registrato esistente nelle memorie delle company.Tornando a “Bomba”, ora è passato un anno e qualche considerazione è d’uopo.La sensazione che ho è che questo disco, di fatto, non sia ancora “uscito” e spesso mi ritrovo a pensare che non uscirà mai. Forse è proprio l’idea di “disco” (inteso come opera compiuta, necessaria e partorita in un preciso momento storico) ad aver perso di senso. Noi comunque lo abbiamo presentato in ogni luogo possibile, con l’ascolto condiviso, qualche suonatella informale e anche con qualche bella discussione con il pubblico. Tutto molto analogico e gratificante ma maledettamente lento.Aggiungi che essere presenti fisicamente in luoghi piccoli comporta non pochi problemi di “mobilità”.Insomma il disco lo abbiamo portato ovunque possibile, con grande soddisfazione, ma purtroppo con scarsa diffusione, specialmente fuori dalla Campania.L’ascolto di musica oggi è molto cambiato. Condizionato come è dai nuovi mezzi digitali che promuovono lo scroll compulsivo, la velocità, la scarsa qualità sonica e fondamentalmente una facilità di accesso che titilli la pigrizia del pubblico connesso.In questo contesto il nostro “disco” non ci azzecca proprio nulla.Pretende attenzione, interesse e curiosità … e per di più devi andartelo a cercare. Cose praticamente inconcepibili per l’approccio medio dell’attuale uomo connesso.Ridendo e scherzando abbiamo prodotto già 5 video clip degli estratti da questo album e altrettanti ne avevamo messi in conto, vedremo come procederà la cosa … Ancora non abbiamo superato il trauma del trovare un senso a suonare in tempo di guerra, figurati quello di lavorare per essere presenti in un canale che alla fine è completamente fuori dal nostro orizzonte. “A volte mi sento un alieno sperso in un universo vuoto eppure pieno e non c’è verso di quadrare ciò che vedo!” Comunque sia – BISCA suona … e puoi trovare i brani del disco sul sito web originale BISCA.it; sulla pagina ufficiale di BISCA su Bandcamp e qualcosa sul Tubo. Ascolta, apprezza e diffondi!Il pezzo di riferimento lo trovi nel primo commento a questo post con un link che ti porta a Bandcamp; il brano è: “ UN ALIENO SPERSO “ … e a noi ci piace assai assai. See MoreSee Less
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1 week ago

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Pensavo ad un possibile nome per il prossimo spettacolo, una cosa tranquilla, serena, Pop … – POL POP !Ogni tanto una ricognizione sulle cose scritte un po' di tempo fa ci vuole! Gennaio 2023 Cercatori di bonus e dividendi di guerra! (Ovvero il Fascioccidentaliberismo mediatico embedded)Quello che sorprende di più è la compattezza! La compattezza dimostrata dal circo mediatico nostrano nello sposare e promuovere la propaganda di guerra. Più della violenza verbale, più della pochezza delle tesi reiterate, più della insultante idiozia dei divi dell’intrattenimento, colpisce la disturbante uniformità del comparto spettacolare nell’abbracciare la causa dei Naziucraetini e le loro avances belliciste.Il tramonto della civiltà occidentale è tutto nei volti delle info-tv-star, improbabili come sempre, ma illuminanti (per una volta) grazie alla estroversione del loro servilismo diventato ad un tratto esplicito, spiattellato, addirittura rivendicato. Raccontato come qualità imprescindibile dell’homo atlantico, combattente della libertà e della democrazia. Detto chiatto chiatto, fuori dai denti, senza ambiguità o tentennamenti: armati dobbiamo essere, armi dobbiamo dare.Non importa a chi, purché si distrugga il mostro. Che tanto si sa chi è!Fa una certa impressione vedere questa nidiata di ‘uomo-media’ affetti da bullismo di ritorno, accanirsi con inusitata ferocia contro ogni ipotesi appena appena diversa da quella che il format odierno prevede. Questi stipendiati dell’idiozia a tassametro, rinnovano la loro “fedeltà all’azienda” distribuendo tonnellate di merda mediatica e sostenendo che è cioccolata purissima … e se la spalmano dappertutto per confermarne l’autenticità.Evocano e invocano la terza guerra mondiale con una facilità lubrificata da umori sviluppati in anni di disponibilità all’assecondo delle insane voglie Anglo Americane! E per certe cose, si sa, ci vuole predisposizione.Ma si ha la sensazione che stiano facendo cilecca. Tanta compattezza bellicista con il culo degli altri non ha sfondato. Anzi ha stufato, che la realtà intra-post pandemica è già bella dura di suo e non abbisogna certo di quattro scemi paraculo in cerca promozione professionale e bonus e dividendi di guerra.Forse una certa resistenza all’idiozia dominante incomincia ad emergere. Anche in rete. Almeno a giudicare dai toni più pacati, riflessivi, addirittura critici che il popolo connesso mostra in questa circostanza. I professionisti dello spettacolo sono caduti nella trappola dell’estremismo inNATO e filo Atlantico; hanno alzato il livello della cialtroneria manco fossero l’ultimo blogger pezzotto della val brembana in cerca di like e numerini. Per competere con i rivali della comunicazione web si sono portati all’infimo livello della loro idiozia funzionale, sperando di ricavarne fama e prebende. Sciacalli di guerra e fake giornalismo in salsa fascioccidentaliberista.E lo hanno fatto tutti assieme, al segnale convenuto. Senza differenze di genere. Uomini e donne, maschie e femmini, puttane macho armate fino ai denti, cariati marci che lo zucchero abbonda sul sorriso degli stolti. Mai la Russofobia era stata più schietta e irrevocabile.Come un rimosso che affiora dirompente dal nostro inconscio collettivo, insieme alla guerra che si voleva superata per sempre (salvo dimenticarsi la carneficina perpetrata dai democratici eserciti europei contro i popoli dell’ex Jugoslavia sul finire del millennio). È la chiarezza che i momenti di crisi profonda riescono a produrre. Fratture dolorose tra un prima e un dopo epocale.Questi piccoli uomini della comunicazione nostrana esorcizzano il terrore del vuoto, che il collasso del mondo occidentale comporta, con un bellicismo d’accatto venato di teatro e virtualità, mettendosi quindi sotto l’ala protettiva dell’uomo forte di turno: il capocomico Zelen Sky Tv, neanche a dirlo creatura allevata nel fantastico magico mondo della fiction televisiva per poi essere speso nella vita reale … come spesso avviene in questi casi.Ho sentito in qualche trasmissione di merda dire che questa è la prima guerra vissuta e commentata in tempo reale sul web; ricordo che si disse qualcosa di simile nella prima guerra del golfo: – questa è la prima guerra che è possibile “vedere” in tempo reale in tutto il pianeta – Anche per il conflitto in Serbia si parlò della possibilità, per la prima volta, di potere sentire le voci “dal basso e non manipolate delle persone comuni” chiuse nei sottoscala sotto le bombe, attraverso la connessione social che in quegli anni muoveva i suoi primi passi. Ma nei fatti, della guerra in Iraq non vedemmo un bel niente, epica fu la foto fake del ‘cormorano incatramato’ diffusa col preciso scopo di titillare l’animo ambientalista del pubblico green occidentale molto più afflitto dal brutto destino degli uccelli che non dalle sorti di interi popoli del medio oriente (la foto comunque si riferiva a ben altro conflitto, Iran Iraq).Per quanto riguarda la Serbia, l’innovazione ‘social’ appena introdotta, non produsse alcun effetto mediatico di rilievo né alcuna tempesta emotiva ‘dal basso’ che potesse cambiare le sorti del conflitto o mitigarne gli effetti più truculenti.E anche oggi in Ucraina, la presunta centralità del racconto in rete è più desiderato che reale. Anzi se qualcosa si deve registrare è un ritorno in grande stile della potenza di fuoco della televisione con tutto il suo sofisticato armamentario di realismo-fiction-manipolazione. Un nuovo protagonismo che relega la comunicazione web a mero dato di contorno, con le influencer Ucraine pronte a raccattare briciole di protagonismo trash con canzoncine fesse, rivisitazioni nazi di bella ciao e dichiarazioni patriottiche con labbra a canotto e reggiseno a balconcino in bella evidenza. A ben vedere si può descrivere la furibonda iperproduzione mediatica di questi giorni di conflitto come uno scontro/rivincita tra media convenzionali e media emergenti; Tv/Giornali/Radio Vs. Rete/Social network. La gerarchica organizzazione della comunicazione televisiva meglio si adatta alle esigenze della propaganda di guerra che deve per forza di cose essere strutturata, analitica e incisiva. Laddove il web è più cialtronesco, ridondante, preso come è a mimare il flusso anarchico del discorso quotidiano. Produce effetti, certo, ma non così immediati e verificabili come quelli dei media convenzionali quando sono usati in modo massiccio e coordinato dall’ufficio marketing, che di queste cose se ne intende.Qui da noi questo significa la rivincita dei vari Formigli, Par’ Enzo, Tele Se, Con e senza Cita, Botteri, Bianca … con la rai, la fininvest, la 7 et similia a dare i tempi comici.È la società dello spettacolo, bellezza … – Si, lo so, ma che spettacolo di merda!Che spettacolo di Bomba – CarmelaBi See MoreSee Less
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