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FRANCAMENTE 'STI AMERI CANI HANNO SFRAVECATO LA MINCHIA
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5 days ago

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Siamo in guerra, come scimmie fatte, il cervello in pappa e l'anima in liquidazione!In questo tempo di bellicismo disturbato e pervasivo quello che davvero non sopporto è il sorriso mentecatto degli idioti. Quel ghigno assente che caratterizza tanti sub umani oramai sedati alla morte. Avvinghiati alla consuetudine ipocrita di un consumo sempre più straccione e alla sedazione sempre più profonda partorita da squallidi stregoni mediatici."Come se niente fosse".Come se fosse possibile continuare così nella putrefazione del delirio occidentale, senza pagare dazio.In questa assurda gara a chi arriva ultimo. "In una crisi che uccide i suoi figli ed alleva conigli". disertori agguerriti – by BISCA See MoreSee Less
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6 days ago

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Letture Agostane 3Ogni tanto faccio una ricognizione nelle cose scritte un po' di anni fa. Questa è addirittura del 2018. La cosa inquietante è che uso la parola "Pandemia" ben due anni prima che essa diventi la terribile emergenza sanitaria che tutti abbiamo conosciuto.Che dire: – EsoteriCARMELAbi –– Il Nokia Pezzotto – Gennaio 2018Il mio telefonino è un Nokia mod. 105, se non erro. Modello base. Anzi no ancora meno, diciamo che non fa nulla. Non scatta foto, non si illumina, non va in internet, non ha la sveglia, non ha What’s App, mi hanno detto che manda messaggi ma io non ci credo, secondo me è solo una leggenda metropolitana. Comunque sia io non li so mandare, i messaggi, e non li mando mai. Il sistema dei tasti con funzioni multiple mi ha sempre fatto incazzare a bestia per la sua strutturale idiozia; mi sono sempre rifiutato di imparare a digitare micro messaggi in quel modo barbaro. L’età con i suoi problemi di calo della vista ha fatto il resto. Ci sono tante altre cose che non fa, ma sono il meno indicato ad elencarle. Mi hanno detto che è il modello preferito dai camorristi, perché non si può intercettare. Ma vedi tu.Comunque sia è un cellulare, e le mie tre /quattro comunicazioni mensili me le fa fare alla grande. Perfetto. E’ perfetto per me.Non ho mai amato il cellulare. La più grande inculata del secolo. E il bello è che la gente paga pure per essere eternamente “rintracciabile” e in “contatto”.Eh!Lo so, a questo punto qualcuno starà pensando che io sia uno di quei freakkettoni avanti negli anni e un po’ rincoglionito, che schifa la tecnologia e pensa solo alle farfalle e i mufroni.Beh nulla di più sbagliato. Rincoglionito un po’ lo sono, e chi non lo è di questi tempi … ma la tecnologia mi piace e quando mi risolve i problemi mi attizza. Conosco ed uso ad un buon livello molti programmi professionali di grafica, di registrazione e manipolazione del suono, di montaggio video, di animazione etc. etc. Schifo a bestia Word, anche se ho dovuto imparare ad usarlo. In più ho un vecchio pc che funziona benissimo nello splendore del suo sapiente assemblaggio di ogni possibile software pezzottato. Tutto questo per dire che non sono un tecno luddista che se ne fotte delle potenzialità della rivoluzione digitale. Anzi.Diciamo che il mio è un punto di vista privilegiato; il punto di vista di uno che provenendo da tutt’altra era (“analogica”) oggi può fare il confronto tra diversi modi di “percepire” e “mettersi in contatto”.Il responsabile è lui. Quell’aggeggio che tutti “normalmente” indossano. Quel mini schermo ‘portatile’ che occupa almeno una mano di ogni essere umano e tre quarti abbondanti del suo devastato cervello. A ben vedere è l’unico gadget di uso quotidiano che accompagna la quasi totalità degli uomini. Non ricordo, nella mia esperienza esistenziale innovazione tecnologica così pervasiva, così onnipresente.Non ricordo una colonizzazione così capillare e veloce. Non ricordo un esproprio di tempo ed attenzione così violento. Non ricordo una intrusione nella nostra “carne viva” così profonda. Una abnorme normalità quotidiana. E già detta così si capisce l’assurdo dell’affermazione.La prima ‘pervasione di massa’ fu l’automobile che irrompendo nel nostro quotidiano con la leggerezza e la grazia di un elefante imbizzarrito nella piazza di un paesello dell’entroterra il giorno della festa del santo patrono, si impose su tutti noi con il tatto di un ordigno nucleare sputato da un B52 a ventimila metri di altezza. Poi fu la volta della Tv a colori e del telecomando. Della televisione commerciale multi canale. Innovazione asfissiante che segna il passaggio deciso da ‘oggetti del desiderio’ relativi al mondo materiale, ancora concreti (l’era precedente del consumismo con i suoi gadget concepiti e fatti ancora in metallo e plastica dura per tonnellate di roba che si muove grazie alla potenza maschia dei motori a scoppio … oppure gli enormi robusti elettrodomestici, progettati per durare 29 generazioni, così tipici dell’immaginario del Boom Economico) verso quel desiderio ‘immateriale’ evanescente e impalpabile (e provvisorio) che le successive generazioni, “finalmente” approdate ad una ‘compiuta’ società dello spettacolo, vivranno come “dato di fatto”. (Parlo di -Dato di Fatto- perché insieme allo svaporarsi dei desideri noi possiamo constatare anche la sparizione progressiva dell’idea di ‘conquista’, intesa come approdo di un movimento e una volontà collettiva che ‘desidera’ e ‘cerca’. Le innovazioni nella/della/per la società cioè, non sono più frutto di un intricato processo evolutivo ma riuscita previsione manipolante dell’ufficio Marketing.)Infine eccolo qua quel dispositivo multifunzione che riassume in sé tutto il meglio delle tecnologia digitale odierna, di cui vado cianciando da almeno due pagine. Io lo chiamo l’Ibridone – un po’ cellulare, un po' modem, un po' computer, un po' video gioco, un po' macchina fotografica etc. etc. Vi ricordate quando uscirono le prime suonerie personalizzate? Vi ricordate l’oscena varietà di scemenze sonore che funestavano i luoghi pubblici? Ricordate quelle musichette putrescenti che imbecilli di tutte le classi ed età si preoccupavano di acquistare in rete su siti più disturbati di loro? Ricordo i soliti scienziati sociali da supermercato Lidl che parlavano di quel fenomeno come di una cosa che stava rivoluzionando il gusto, la musica e il suo mercato. Che imbecilli!Oggi la suoneria del cellulare è tornata ad essere un semplice allarme sonoro che cerca di essere efficace senza recare troppo disturbo (con le dovute eccezioni, ovviamente).Racconto ‘sta cosa per mostrare come la percezione di certe innovazioni “tecnologiche” (o del costume) cambi radicalmente col passare del tempo. All’inizio si manifesta una euforia e una partecipazione infantile verso i nuovi giocattoli; poi subentra un rapporto più rilassato e consapevole. Mi chiedo a tal proposito se questa pandemia sociale della “connessione perenne e compulsiva” rientri nella categoria su esposta. Mi chiedo cioè se quest’andazzo del cellulare onnipresente sia momentaneo o definitivo. Perché se lo fosse (definitivo) sarebbe una tragedia.Che tristezza vedere persone ipnotizzate davanti ad uno schermo di neanche 10 centimetri. Che brutta, povera, scema, esperienza sensibile, quella di guardare per ore ed ore un riquadro di plastica, fesso e con niente dentro, e così piccolo. Che delirante esercizio ginnico quello di muovere il pollice in una digitazione compulsiva, forsennata e afasica, alla ricerca delle parole giuste per una comunicazione cariata. Che cosa oscena scambiare il gracchiare stridulo e sintetico di un riproduttore di suoni fornito di un altoparlante di qualche millimetro per l’ascolto compiuto di musica. Delle foto non parlo neanche …Fa male constatare tanta pochezza sensibile, tanta approssimazione percettiva. Primizie tattili e gustative prodotte da sommelier e master chef di plastica allevati con le radiazioni sterilizzanti e la visibilità virtuale dell’idiozia digitale del terzo millennio. Merde inumane confuse da sé stesse; e con la mente in ristagno per forfora.Che poi solo così te li spieghi quei farabutti del gusto che impuniti millantano conoscenze esoteriche e poi ti vendono il cancro dei panini MC Donald. Solo così ti spieghi il cortocircuito tra virtuale opulenza di massa e disturbo mentale ed endocrino diffuso. Solo così ti spieghi Nutella … o Coca e Pepsi cola. E gli Psico Farmaci.O la pizza “e Napule” pronta in 30 secondi nel microonde di casa.La Pandemia nell'aria. by CarmelaBi(Ps.: poi il cellulare l'ho cambiato, è molto più moderno, ma continuo ad usarlo in modo inadeguato e più di una decina di chiamate al mese non faccio) See MoreSee Less
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1 week ago

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La Sintesi !SintetiCARMELAbi See MoreSee Less
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2 weeks ago

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Letture agostane 2Intervista completa con il Manifesto in occasione dell'uscita del disco – Stato di Grazia – pubblicato nel 2019Sono affascinato dall’eterna lotta tra il Male e il Peggio!Manifesto> I Bisca sono riconosciuti soprattutto nell’ambito della controcultura e dall’ultimo album sono passati 8 anni. La controcultura non se la passa bene in un momento in cui vige un forte conformismo culturale e poca forza rivoluzionaria. L’arte stessa pare sempre meno rivoluzionaria. C’è un collegamento fra il clima culturale e la musica che oggi fa più numeri? Come si inseriscono i Bisca in questo nuovo contesto?– CarmelaBi: Si, Bisca nasce in ambito “controculturale” ed esattamente su quel crinale che separa l’Era Analogica da quella Digitale. Figli tardivi, mutanti e degeneri di quel ’77 che in Italia ha donato tanti bei frutti alla cultura e all’immaginario “contro”.Oggi è improprio parlare di controcultura semplicemente perché non esiste nessuna cultura da fronteggiare, da contra/stare.La civiltà dell’Idiozia ha assorbito al suo interno ogni opzione e come un antibiotico potentissimo e fesso ha sterilizzato nel suo corpo ogni “bio” entità (non interessa se attiva o reattiva, pro o contro il sistema).E’ immunizzata alla vita. Sedata alla morte. Essa ha evaporato anche la semplice ipotesi di qualcosa di diverso da “sé”, di qualcosa di esterno ai suoi circuiti coatti.Ma attenzione, l’idiozia è sterile ed ha scarsa o nulla capacità di adattamento o evoluzione.E’ il prodotto terminale della ‘civiltà dell’inganno’; l’algoritmo disturbato del tardo Capitalismo al collasso.Tramonto occidentale.Da un punto di vista squisitamente artistico questa non è una condizione disperata, anzi …Nel sordido vuoto del nostro formattato presente, la sfida della “creatività e del sabotaggio” diventa sempre più avvincente ed ‘Eroica’. E si sa, agli artisti questo genere di cose intrigano non poco. Manifesto> Nella presentazione del disco avete scritto i versi di un brano: “È odio. Io amo odiare. Odio il capitale e le sue puttane macho armate fino ai denti cariati, marci, che lo zucchero abbonda sul sorriso degli stolti”, che riprende le parole di Sanguineti sulla necessità di restaurare l’odio di classe. Anche nella musica, nei testi, sembra sia scemato il conflitto (per non parlare di band militanti) e chi ci prova non sembra poi trovare troppi estimatori. Questo processo secondo voi è dovuto dall’opportunità di non dar troppo fastidio, dall’assenza effettivamente di contenuti oppure, non so, dalla società liquida che non fissa il nemico?– CarmelaBi: Il tema dell’odio mi sta particolarmente a cuore e considero il testo del brano “Amo odiare” uno dei più riusciti e ‘politicamente pertinenti’ di tutto l’album. In questo momento storico il tema della “verità” contrapposta alla “finzione“ della rappresentazione “spettacolare” del terzo millennio, è fondamentale. L’odio, la violenza, il comunismo, le passioni, il desiderio, la soddisfazione, il conflitto, il progetto, la rivoluzione, l’ozio, lo sperpero di sé, il tempo, l’infinito … sono concetti e parole completamente scomparsi dal nostro orizzonte quotidiano. E questo non avviene a caso. La macchina ha deciso così. E lei pur essendo onnipresente ed efficace, è scema … noiosa. Ripetitiva. Come il capitale.Così succede che la nostra vita sia pervasa da pensieri/suggestioni edificanti, da concetti artificiosi, da immagini plasticose e false come la pubblicità della Coca Cola a natale. Una irreale melassa che rimuove tutto ciò che di sporco e pulsante è nella vita. Rimuove l’odio e così genera il “Turpe”, rimuove il conflitto e così genera il sordido rancore della canaglia abbrutita.Per quanto riguarda la musica attuale bisogna dire che in Italia si è sempre fatta musica di merda e oggi ancor di più. Io sarei portato a pensare che questo dipenda dalla ingombrante presenza della chiesa e da una indubbia tendenza all’ossequio e al viscido compiacere dei giullari di corte e dei pippobaudismi cattocomunisti del mai veramente passato.In questo scenario non proprio edificante, mi piace sottolineare una felice eccezione rappresentata da Young Signorino: portare il disturbante nel mondo del Pop è una impresa davvero apprezzabile. Specie di questi tempi. E poi non sono pochi gli spunti che il suo straniato modo di ‘cantare’ mi hanno suggerito durante la lavorazione del disco. Manifesto> Nel disco c’è una rivisitazione di un vecchio classico come Sotto attacco dell’idiozia, e un pezzo introspettivo come Ultimo volo e che inizia con delicate note di chitarra. I testi restano critici e impegnati (perdonami la parola “impegnati”, la detesto, ma ora non me ne viene altra), com’è cambiata la vostra musica in quasi 40 anni di carriera?– CarmelaBi . Sottattacco dell’idiozia è una delle perle preziose che Dario Jacobelli (poeta napoletano, scomparso da qualche anno, collaboratore di Bisca sin dagli esordi) ci ha lasciato.Quando scrivemmo ‘Sottattacco dell’idiozia’, nel 1990, circa 30 anni fa oramai, io e Dario (Jacobelli) discutevamo spesso della mutazione in atto sotto i nostri occhi. Dario era più concentrato sull’aspetto culturale della faccenda, con particolare riguardo al poderoso sviluppo dei media di nuova generazione: la color Tv, la televisione commerciale; il telecomando. Si era applicato sui cambiamenti culturali e antropologici che quei marchingegni comportavano. Insieme a questo la sua acuta sensibilità umana non poteva non registrare l’emergere di una nuova generazione di intellettuali e lavoratori dello spettacolo con peculiarità e caratteristiche del tutto diverse da quanto visto sino ad allora. La cultura, la pubblicità e l’intrattenimento avevano siglato un patto di mutuo soccorso e una nuova era di acido ottuso conformismo prese il posto dell’immediatamente precedente “pensiero critico”.L’era delle mezze tacche, al microfono o alla penna che sia, in spavalda scenografia neo Idiota e Craxiana!Dario osservava, tra il divertito e l’inorridito, quell’oscena passerella di “deficienti postmoderni” che spianeranno la strada a legioni di imbecilli patentati che tanto danno faranno nel decennio successivo.Il decennio dell’ – Elettro (TV) Shock di massa – con lo sporcaccione post Craxiano a maramaldeggiare con le sue reti coatte e l’immaginario finto maccartista anni 50 inzuppato di tettone, arrivismo e ottimismo simil boom economico .Io invece ero più concentrato sull’aspetto politico, sistemico, della cosa. l’idiozia come sistema di controllo e comando.Ero ossessionato dalle ripetizioni infinite di eventi senza senso.Non episodio negativo di una cultura incidentalmente entrata in un loop sbagliato, quindi.O regressione dovuta a sfortunate circostanze. E neanche cattiva digestione di innovazioni troppo velocemente calate nella realtà sociale di fine millennio.Non l’effetto collaterale di un progresso vorticoso e travolgente. O una febbre di crescita.Non era un incidente.L’idiozia, ai miei occhi, era il nuovo paradigma del Capitalismo nella sua fase “senile” (presto divenuta “terminale”); il suo (quasi) naturale sviluppo nell’adattamento alle condizioni da lui stesso create nelle fasi precedenti.E avevo ragione … minchia se avevo ragione !La civiltà dell’ “Inganno” (l’inganno è il – Fiore e il Frutto – del sistema capitalistico) che lascia il posto a quella dell’Idiozia.E questo era vero non solo per l’Italia Berlusconizzata ma per tutto il mondo (quantomeno occidentale).Cogliere la dimensione planetaria del fenomeno forse è stata l’intuizione più grossa. Non era facile, negli anni 90, togliersi gli occhiali deformanti dell’asfittico anti berlusconismo tanto in voga tra le menti più o meno pensanti del progressismo nostrano, e allungare lo sguardo oltre gli angusti confini dello squallido scenario Italiano.A distanza di trent’anni mi sorprende la lucidità di quella analisi che non smette di trovare ulteriori conferme nel nostro quotidiano. Oggi l’Idiozia si dispiega in tutta la sua mefitica potenza; un gingillo bio tecnologico che plasma la vita del sedicente Sapiens Sapiens nel terzo millennio. E ne spettacolarizza le miserie e le più intime pulsioni.E’ la Società dello spettacolo Zero punto Zero, bellezza !– Si, va bene, ho capito, ma che spettacolo di merda.Per quanto riguarda “L’ultimo volo”, non è assolutamente un pezzo introspettivo ma è il puntuale racconto degli ultimi istanti di vita di un Top Gun Israeliano, un assassino con le ali e la stella di David sul petto. Una canzone per la Palestina e contro i pedoassassini Sionisti! Spero anche che sia l’ultima che sarò costretto a scrivere prima della loro sparizione. Dei Sionisti intendo. Manifesto> L’album è meno fisico, fra l’altro nel disco compare spesso la “luna” (Notte, Nero, Luna) e c’è varietà di generi, come avete creato il disco?– CarmelaBi. No, dissento. Io lo trovo un disco molto fisico, che scarnifica addirittura … il corpo ed il suono. Graffia come solo un sassofono in acido e la voce urlata di Serio possono fare.– La luna, regina della notte, è effettivamente la musa ispiratrice del disco. Luna di luce gravida, e quasi mi stupisco, io non son capace di cicli così vividi e bruschi.– La notte allunga la sua ombra, ben oltre il tempo del mattino, insonne isterica nervosa, come solo la notte sa essere quando dura troppo!Manifesto> Ci sembrava di aver toccato il fondo con Berlusconi, posso chiedervi come vedete il presente? Adesso che succede?– CarmelaBi. Beh, il fondo lo abbiamo toccato con Renzi. No aspetta con Di Maio. No, era Salvini. Ma che dico, con Trump. Con Salvini. Con Netanyahu. Con Nilla Pizzi. Con Bruno Vespa; Fazio Fabio; Saviano; Lilli Crugher, Titti il canarino. Insomma … hai capito, no?Sono affascinato dall’eterna lotta tra il Male e il Peggio!il male e il peggio – BISCA suona(pezzo di riferimento nei commenti) See MoreSee Less
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